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Mi chiamo Donna, e anche oggi sono morta.

SHARON

Mi chiamo Sharon , ho 18 mesi e tra qualche ora il mio cuore cesserà di battere. Vivo in una casa a piano terra, proprio davanti alla chiesa dove mi hanno battezzata. Me lo ricordo quel giorno, c’era aria di festa e tutti mi sorridevano e facevano a gara per tenermi tra le braccia. Io vivo con la mia mamma. È bella la mia mamma, a guardarla mi sento felice, di tanto in tanto cambia colore ai suoi capelli ed è come se riuscisse a colorare tutto ciò che è intorno a noi…assomiglia alle principesse delle fiabe che la notte incontro nei miei sogni. Con lei gioco, sogno…mi incammino in questo mondo con fiducia e sicurezza. Oggi è l’11 gennaio del 2021, a luglio avrei compiuto il mio secondo anno di età. Sono le 15 del pomeriggio, fa freddo. La mamma è a lavoro ed io sono con un uomo che da qualche mese vive in casa nostra. Mi dice che adesso devo smettere di giocare e mi tende le sue mani. Non mi piacciono le sue mani, non sono come quelle della mamma che profumano di borotalco e mela grattugiata. La mamma le muove per trasmettermi tutto il suo amore, lui in un frammento di eternità, le sue di mani, le ha trasformate in artigli, rubando la mia innocenza, la mia purezza, la mia anima, la mia vita. Ora volo, aggrappata al filo di un palloncino rosso e quando lassù mi chiederanno che cos’è che ho amato di più, risponderò: “la mamma”. https://youtu.be/JkyOkKslrQI

VICTORIA

Sono Victoria, stasera guardo fuori. E’ sabato ed è già buio. Ho gli occhi aperti e sogno le foreste, le montagne, le savane e il deserto del Sahel. Ricordo il mio paese, la Nigeria…così vicina e così lontana. Le corse per casa e i gridolini dei miei tre bambini mi riportano d’un tratto alla realtà. Sono loro e soltanto loro la mia speranza, la cura ai segni delle percosse che mi porto sulla pelle. Ci stringiamo e…quanta pace sento dentro!! Ma le cose belle durano poco, si sa. La porta si apre, i suoi passi pesanti e incerti si fanno strada. L’odore pungente dell’alcool si mescola a quello del Fufu che ribolle sul fuoco. Le sue grida mi rimbalzano in un attimo dal cuore al cervello. Lui è l’uomo che ho sposato, il padre dei miei figli: dice di amarmi e mi picchia e più mi picchia più è fiero del suo amore. Questa sera sarà l’ultima sera. Questa sera sarà la fine: la lama affonderà 20 volte nel mio corpo già martoriato, e il mio collo verrà spezzato. Le grida degli spettatori di appena 10, 5 e 2 anni rimarranno prigioniere nell’aria per l’eternità. Ora plano, sono una piuma. Sfioro le guance dei miei bimbi, come in una carezza; adagio, chiudo loro gli occhi, come a voler cancellare dalla loro memoria il più atroce degli assassinii. https://youtu.be/ZcBfjhVzyYs

ROBERTA

Mi chiamo Roberta, ho 17 anni. Amo il mare, i selfie e la danza e ho un cassetto pieno di sogni. Conosco la felicità. Conosco l’amore. Ma arriva il giorno in cui smetto di sentirmi innamorata, inizio a sentirmi in trappola, sola. Lui domina tutti i miei spazi, tutto il mio tempo. A poco a poco l’isolamento cresce, la passione per la danza e per le amiche svanisce. Basta poco per confondersi: la violenza scambiata per conflitto, il possesso scambiato per amore. Ma l’amore ruba il cuore e non la vita. Sto pensando di lasciarlo; è da qualche mese che ci penso, dopo quell’occhio nero poi…eppure continuano a dirmi che le nostre sono “liti fisiologiche” tra fidanzatini. Stasera ho voglia di divertirmi, andrò alla festa. Sono allo specchio. A cancellare i segni della tristezza che mi vive dentro ci pensa il trucco. Et voilà. Bacio la mamma, saluto il papà e ancora non so che quel gesto sarà l’ultimo ricordo che lascerò loro. Sono alla villa, mi piace stare tra la gente, le chiacchiere, la musica. Ma in un attimo la sua gelosia mi serra le labbra, censura il mio sorriso. Ci risiamo, mi colpisce, ancora una volta e per l’ultima volta. C’è odore di benzina. Il mio fidanzatino si sta trasformando nel mio assassino. Mi dà fuoco, cancellandomi così per sempre identità e bellezza. Quelle che lui vede non sono le fiamme d’amore ma fiamme di violenza. Mi ritroveranno all’alba tra le spine, ancora intrappolata, proprio come nella storia con lui, buttata via come un rifiuto. Ora danzo, sono energia. Mi muovo nell’aria e con libertà e armonia ritrovo per sempre l’amore e la bellezza e nessuno me li porterà più via.

TEODORA

Sono Teodora, ma tutti mi chiamano Tea. Quanto silenzio nel paese stasera, 29 mila anime già addormentate. Per il suono delle campane della chiesa di Sant’Agostino si dovrà attendere domani. Oggi è il 28 gennaio del 2021. Sono in cucina e fuori nel cielo neanche una stella, è nero come l’umore sempre più nero di lui. Ho lo sguardo perso nel vuoto…qui a casa è un momento difficile, forse tutta la mia vita è diventata difficile. Sul pavimento i segni della vivacità di mio figlio di poco prima: una macchinina, una palla e il suo scudo magico da supereroe. Ora è a letto, sfinito, dorme il piccolino di casa e lo fa così profondamente da non svegliarsi quando la rabbia di suo padre esplode. Lui non sopporta l’idea della separazione. Non sopporta l’idea di essere abbandonato. “O con me o con nessun altro” è la conclusione a quello che ormai non è più un dialogo, ma un delirio. Non replico alle urla, alla disperazione, alle offese, desidero solo proteggere il sonno del nostro bambino. Vado a letto, sussurro una preghiera, spengo la luce. Succede mentre dormo che I miei occhi e quelli di mio figlio rimarranno chiusi per sempre: 15 fendenti attraversano la mia schiena e 8 il corpicino del mio cucciolo di appena 5 anni. Suo padre ha deciso che una strage è meglio di una separazione. Ma la sua ferocia non si placa, afferra tutto ciò che gli capita tra le mani e colpisce, colpisce, colpisce, non gli basta aver massacrato i corpi, è la mente, lo spirito che vuole possedere, annientare. Ora siamo in viaggio. Il mio bambino mi stringe la mano. Stiamo raggiungendo la pace e là lui starà accanto agli angeli più belli del paradiso.

SONIA

Mi chiamo Sonia. Ho 29 anni. Sono nata in una città di mare, l’alta e la bassa marea influenzano le mie giornate, il mio umore, le mie scelte. Ho gli occhi grandi e profondi, ed è proprio così che sogno il mio futuro. Desidero essere felice e trovare l’amore. Intanto mi diverto con le amiche a cantare Raffaella Carrà. Mamma Sabrina mi ricorda che sono fragile e che mi fido troppo degli altri. Mi prega di fare attenzione, sempre. Arrivo a Napoli. Mi piace questa città costeggiata dal mare, il mio mare. Inspiro lunghe boccate d’aria e sono pronta ad affrontare questa nuova sfida. Qui incontro l’amore. Con lui faccio progetti e mi sento amata, vivo la favola. Presto però l’amore comincia ad essere un incubo e non più un motore. Il possesso, la gelosia, i divieti e quei lividi segnano la fine dell’era del principe azzurro. Decido di non annegare; ma di scappare, andare lontano. I social mi danno una mano. Sono a Lecce, volto pagina. Il tempo di disfare i bagagli e già mi sento a casa, con un nuovo amore ed una nuova famiglia. Sono così felice che non do peso alle minacce che mi arrivano dall’uomo che ormai è il mio ex e che non accenna ad accettare la parola “fine”. Si stancherà, penso. È la sera del primo febbraio 2021. Una corsa al supermercato con il mio fidanzato, si compra il latte e poi si ritorna a casa, al luogo sicuro. Ma a casa non farò più ritorno. Il passato mi ha raggiunta fin qui. Le promesse di morte si trasformano in un assassinio. Il mio ex mi accoltella per 20 volte, lasciando il mio corpo senza vita sull’asfalto gelido di un marciapiede. Ora fluttuo, sono pura anima. Dolcemente entro nel cuore di chi, in vita, mi ha amata veramente. E lì resto, sempre e per sempre.

DONNA

Mi chiamo Donna, sono mamma, sorella, moglie, figlia, amica. Sono la dea feconda della madre Terra. Sono Colei che genera vita. Sono la spiritualità, l’anima di ogni essere vivente. In me vive l’amore, la speranza, la bellezza. Non conosco fine. Custodisco i segreti e misteri della nascita. Nel corso della mia esistenza sono stata demonizzata, delegittimata, sottomessa, discriminata, maltrattata, molestata. Oggi, nel nome di tutte, ho deciso di ritrovare voce e coraggio per gridare “BASTA”. Voglio imparare a proteggermi, a riconoscere che l’amore mai può o deve far male; imparare a condividere con chi ci sta accanto il malessere che ci portiamo dentro, quando la favola d’amore si trasforma in incubo, quando il principe azzurro si trasforma in orco. In nessun caso l'amore è morte. L'amore è VITA!

Dr.ssa Francesca Palladino